Cosa fare a Cefalù

Escursione alla Rocca di Cefalù

La Rocca dona al paese di Cefalù uno sfondo particolarmente scenografico

Il sentiero parte dal centro abitato(Via Saraceni) e sale tortuosamente fino alla vetta della Rocca di Cefalù.

Il percorso è breve ma il dislivello di 240 m può mettere a dura prova chi non è abituato ad effettuare passeggiate lungo i sentieri.

Il consiglio che vi do è quello di avventurarvi nella scalata della rocca utilizzando comode scarpe da running o da trekking ed evitare le ore più calde della giornata soprattutto in estate.

Il tempio di Diana.

Arrivati alla rocca di Cefalù potrete ammirare il tempio di Diana, una costruzione megalitica risalente al IX sec. a.C. Ebbe originariamente una funzione sacra legata al culto locale dell’acqua. La sua origine sacra è ulteriormente confermata dal fatto che su di essa, in epoca bizantina, si costruì una chiesa. Con il tempo l’edificio acquisì anche una funzione difensiva data la sua particolare posizione strategica. Nel tempio è inglobata una cisterna del IX sec. a.C. che indica che nel sito preesisteva un culto indigeno.

La casa in cui visse Aleister Crowley.

Aleister Crowley è stato artista, poeta, mistico, pensatore e occultista britannico: può essere considerato una delle figure chiave nella storia dell’esoterismo e fondatore del moderno occultismo. Crowley dimorò per circa tre anni a Cefalù con i suoi adepti e fu successivamente espulso da un’ordinanza ministeriale fascista, essendosi accertato che nella sua villa si svolgevano riti basati su comportamenti osceni.

Crowley venne a Cefalù nell’aprile del 1920 in compagnia dell’americana Leah Faesi e della signorina Ninette Fraux, chiamata Suor Cypris, entrambe sue concubine, e con due bambini figli di Leah. Sin dall’inizio il mago e il suo entourage femminile destò meraviglia e curiosità tra la gente del luogo, che si ritrovava spesso ad ammire quei personaggi agghindati da strani vestiti e dai comportamenti altrettanto curiosi. Crowley, conosciuto anche come la Grande Bestia 666 (The Mega Jherion 666), amò molto Cefalù, tanto che nel suo testamento scrisse che voleva essere seppellito sulla Rocca, accanto al Tempio di Diana.

L’Abbazia di Thélema - L’Abbazia di Thélema è un casolare isolato sito in località Santa Barbara a Cefalù, alla quale si accede mediante un sentiero situato di fronte all’entrata del cimitero del paese. Qui l’occultista inglese abitò durante il suo soggiorno in Sicilia insieme ai suoi seguaci. Lo stabile è un classico casolare di campagna, a pianterreno formata da alcune stanze che danno su una sala centrale, ampia e di forma rettangolare, nella quale Cowley aveva disposto il suo trono ad Est e quello della sua prima concubina ad Ovest.

Il lavatorio medievale.

In paese, in via Vittorio Emanuele, troviamo il lavatoio, costruito intorno al 1500. Sul lato destro dell’ingresso del lavatoio è scritto: “Qui scorre Cefalino, più salubre di qualunque altro fiume, più puro dell’argento, più freddo della neve“.

La leggenda racconta che Cefalino fu generato dalle lacrime incessanti di una ninfa pentita di avere punito con la morte, il tradimento del suo amato.

A queste pure acque correnti, fino a pochi decenni fa le donne del paese andavano ancora a sciacquare i panni facendo echeggiare le loro voci e i loro canti pieni d’allegria.

Al luogo, si accede da una scalinata detta “a lumachella”, che scende fino ad uno spazio semicoperto da una volta bassa. L’acqua che fuoriesce dalle bocche presenti in tre pareti, contribuisce con il suo rumore a dare a questo ambiente una connotazione unica. Infine, l’acqua che scorre all’interno delle vasche del Lavatoio va via, passando da un piccolo antro e raggiunge il mare.

Il duomo di Cefalù.

Invece, a piazza duomo, possiamo ammirare il duomo di Cefalù.

Una antichissima leggenda narra che Ruggero II, sorpreso in mare da una terribile tempesta, per salvarsi fece il voto che se fosse riuscito a restare in vita, avrebbe innalzato un tempio maestoso al Salvatore…

Il 7 Giugno del 1131 ebbe così inizio la costruzione della sontuosa Basilica Cattedrale, destinata a diventare uno dei monumenti più belli ed emblematici di Cefalù e della Sicilia intera. Nella Cattedrale si sposano armoniosamente l’architettura e l’arte araba, la bizantina, la latina e la nordica in una meravigliosa sintesi di culture e di stili. Il Duomo si erge sull’alto di una scalinata, (quella attuale risale al 1851), e domina la piazza antistante ornata da palme svettanti. La facciata del Duomo è opera di Giovanni Panettera e risale al 1240. Due imponenti torri a quattro piani inquadrano la facciata e sono culminate da due singolari coperture piramidali che caratterizzano in modo unico il profilo del Duomo, che, insieme allo sfondo della Rocca e al blu del mare appartiene all’immagine iconografica più classica di Cefalù.

Una doppia fila di archetti su colonnine decora la facciata, che è preceduta da un portico a tre archi il centrale a tutto sesto, i laterali a sesto acuto. Un unico stupefacente portale riccamente decorato, ci conduce all’interno della Chiesa.

L’impianto, a croce latina, presenta otto colonne di granito per lato, che dividono la basilica in tre navate e sorreggono poderosi archi a sesto acuto. Alcuni capitelli delle colonne sono romani, altri bizantini e presentano particolari decorazioni. Il tetto della navata mediana mostra le travature lignee. Due grandi colonne sorreggono l’arco che collega la navata principale al maestoso transetto. Cinque gradini segnano l’ingresso nello spazio del presbiterio, dove, a destra, troviamo la sedia episcopale e a sinistra la marmorea sedia regia con decorazioni a mosaico. La pavimentazione in pietra grigia locale contribuisce a conferire all’interno un aspetto severo ed imponente, stemperato dalla presenza dei mosaici bizantini che rivestono la curva dell’abside, le pareti del presbiterio e le volte a costoloni.

Fra tutte le raffigurazioni fatte a mosaico spicca quella del Cristo Pantocratore che, campeggiando nel catino dell’abside, sembra accogliere come in un grande abbraccio tutti i suoi fedeli e consolarne con un solo sguardo le loro anime avide d’amore e di pace. Il Cristo illumina l’atmosfera di perfetto rigore della Chiesa, quasi a voler ribadire il messaggio che appare nel Vangelo alla sua sinistra “Cristo è la luce del mondo”. La Madonna, raffigurata nella fascia sottostante il Cristo, insieme agli Arcangeli e agli Apostoli, sembra unirsi alla preghiera dei fedeli… Patriarchi, Profeti e Santi completano la decorazione musiva alle pareti della Tribuna. I mosaici recano iscrizioni greche e latine.

All’interno della Chiesa possiamo anche ammirare una splendida Madonna del Gagini del 1533. Di recente adozione sono le vetrate delle finestre del Duomo realizzate intorno al 1990 dall’artista Michele Canzoneri.

Le vetrate, realizzate con intense campiture cromatiche, si ispirano a vari temi che vanno dall’Apocalisse agli Atti di Pietro e Paolo, all’Assunzione di Maria. Annesso al Duomo è il Chiostro del XII sec., quadrato e per tre lati circondato da un portico a colonne binate i cui capitelli, che sorreggono archi ogivali, presentano curiose raffigurazioni. Nel XVI secolo il Chiostro fu colpito da un rovinoso incendio. Da allora, numerosi restauri hanno alterato l’originaria struttura, tranne che per la parte relativa all’ala meridionale.

 

Posted in Turismo | Leave a comment

Per la Venere un’accoglienza da star

Riprendendo un post precedente nel quale si faceva riferimento alla statua di Morgantina possiamo, adesso, dire che la Venere è di nuovo tra di noi. E come un casuale gioco del destino, in cui riti pagani e religiosi si confondono, la sua prima nuova casa, almeno per qualche giorno, è stata la chiesetta dell’ex convento dei Capuccini, sede del museo regionale archeologico di Aidone.

Il 19 marzo è stato, per la Dea di Morgantina, il giorno del ritorno dopo 30 anni di esilio forzato al Paul Getty Museum di Los Angeles. La statua, al bordo di un tir dell’Arteria, la società che si è occupata del trasporto della dogana di Fiumicino ad Aidone, è arrivata la mattina del 19 marzo al Porto di Palermo, proveniente da Civitavecchia, dopo avere attraversato l’Atlantico nei giorni scorsi a bordo di un volo Alitalia ed aver fatto sosta per una notte alla dogana dell’aeroporto di Roma.

Si chiude, così, una vicenda lunga oltre 30 anni. L’afrodite fu  trafugata dall’area archeologica di Morgantina tra il 1970 ed il 1980, in località San Francesco Bisconti. Agli inizi degli anni 80, la statua, tranciata in tre parti, fu venduta dal ricettatore ticinese Renzo Canavesi al londinese Robin Symes il quale, nel 1986, la rivendette al Paul Getty Museum. L’accordo siglato a Roma il 25 settembre 2007 tra il Ministero dei Beni Culturali, l’assessorato dei Beni Culturali della Sicilia ed il Getty Museum, ha concluso una lunga e complessa vicenda giudiziaria e diplomatica.

Posted in Cultura | Tagged , , , , | Leave a comment

Marjane Satrapi: dall’Iran al Maghrebe la sfida di Persepolis per le nostre libertà.

A sei anni voleva diventare “profetessa”. E fra i comandamenti che aveva annotato sul suo libro sacro ne ricorda tre: che tutti avessero un’automobile, che alle nonne fossero risparmiate ginocchia doloranti e che le cameriere sedessero a tavola con tutta la famiglia.

Marjane Strapi ha disegnato la sua infanzia in Iran come un fumetto, la saga di Persepolis, e poi come un film d’animazione ed ancora oggi, dopo 17 anni d’esilio a Parigi, non è diversa dalla ragazzina intrepida e ribelle di allora. Improvvisamente, l’Occidente guarda con altri occhi al mondo musulmano. Il popolo abbatte i dittatori e le donne sono parte visibile di questa rivoluzione. Il loro destino, come quello della democrazia, resta, però, incerto.

Domanda: Che idea si è fatta di questo cambiamento?

Risposta: Preferisco non parlare genericamente di mondo musulmano perché questo termine musulmano non definisce per intero la cultura di una regione come, invece, si tende a credere in Occidente.

Tutte le grandi religioni monoteiste sono misogine, tanto più in società patriarcali come quelle arabe o quella iraniana. La cultura patriarcale è il principale nemico della democrazia e del progresso in qualsiasi società: musulmana, cristiana, buddista. E non plasma solo gli uomini ma si serve anche delle donne che educano i figli a diventare dei patriarchi.

In Iran, in questi trent’anni dopo la rivoluzione, nonostante la repressione e una drastica contrazione dei loro diritti, c’è stata una straordinaria crescita di coscienza delle donne. Il numero delle ragazze che studia, va all’università, lavora, è cresciuto esponenzialmente proprio, credo, per il disagio di vivere in un mondo che condanna la donna a valere la metà dell’uomo. E’ una rivolta, una compensazione.

Naturalmente, una cosa è la legge, un’altra è la cultura. Io ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia in cui le donne non erano discriminate. Le aspettative di mia madre non erano che mi sposassi ma che crescessi indipendente, avessi un buon lavoro, “camminassi sulle mie gambe”, come mi diceva sempre.

Domanda: Il lavoro è il tema principale della festa della donna in Italia quest’anno. In Iran a che dedicherebbe l’8 marzo?

Risposta: Alla libertà, ovviamente. Libertà di parlare, di esprimersi, di manifestare. Le manifestazioni dopo le elezioni falsificate del 2009 erano state la prima scintilla. L’Iran è stato spesso un precursore nella storia: il primo paese asiatico ad ottenere una monarchia costituzionale agli inizi del ’900, il primo a nazionalizzare il petrolio.

Da Tunisi a Teheran, oggi, dappertutto giovani scolarizzati aspirano alla libertà. Naturalmente, il lavoro è la base per la libertà. La maggioranza delle popolazioni di questi paesi non hanno di che vivere. Ma combattere il patriarcato è fondamentale. Finché le donne non avranno gli stessi diritti non ci sarà democrazia.

Domanda: La crescita di coscienza nelle donne ha cambiato qualcosa nella società patriarcale? Sono loro che educano i figli.

Risposta: Non conosco abbastanza il mondo arabo per giudicare ed anche dall’Iran manco ormai da 17 anni. La mia esperienza, oggi, è di seconda mano. E se finora potevo alzare il telefono e parlare con un’amica, la mia unica interlocutrice ormai è mia madre. Amiche della mia età in Iran non ne ho più: chi poteva partire in quest’ultimi due anni è partito.

Domanda: L’Iran resta la fonte d’ispirazione per il suo lavoro anche dopo 17 anni d’esilio?

Risposta: Non potrebbe essere diversamente. Sono cresciuta in un luogo, mi sono formata sui miti, le leggende, la poesia di quel luogo, tutto mi viene da questo luogo che è l’Iran. Devo tutto al mio paese e mi sono sempre sentita iraniana. Negli ultimi tempi un po’ francese, ma solo un po’.

Anche l’ultimo film che sto terminando si svolge nell’Iran degli anni ’50, ma parlare dell’Iran non ha nulla a che vedere col folklore. A me interessa andare alla ricerca dell’essere umano, dell’individuo e mi rendo sempre più conto che le nostre contrapposizione – est, ovest, mondo cristiano, mondo musulmano – sono assurdità.

Possiamo intenderci con tutti in questo mondo, abbiamo tanto in comune. A patto di esserne convinti. Le differenze vere sono tra chi è fanatico e chi non lo è. I fanatici si assomigliano dappertutto – tra l’americano che uccide il ginecologo abortista ed il fanatico iraniano, o indiano o pakistano non c’è differenza. Cambiano la terminologia, gli slogan, ma il fondo è lo stesso: i fanatici sono uguali, hanno per tutto una risposta, qui c’è il bene, lì c’è il male, il mondo per loro è semplice.

Domanda: Come disegnerebbe la Marjane di oggi?

Risposta: Di sicuro avrebbe i capelli neri ed il neo sul naso che è sempre al suo posto. Ma non è più una ragazzina, ha 40 anni. Ma chi ha detto che i 20 siano i migliori anni della vita? Ha acquistato saggezza. Però non ha perso il suo entusiasmo. Se fosse a Teheran, dove l’opposizione ha chiesto di fare dell’8 marzo un’altra giornata di protesta, a scendere per strada ci sarebbe sicuramente anche lei. A meno che non fosse già morta.

Posted in Interviste | Tagged , , , , , , , , , , , , , | Leave a comment

E’ un delitto che la Sicilia non sfrutti le sue bellezze

“Io amo la Sicilia. Più di quanto si possa pensare. Ed aggiungo: nella  classifica dei miei dieci amici più importanti tre sono siciliani”.

Ricusa un luogo comune Gian Antonio Stella, l’editorialista del Corriere della Sera ed autore con Sergio Rizzo di Vandali. Assalto alle bellezze d’Italia.

“Io amo profondamente la Sicilia. Ma è un dolore vedere che non riesce a sfruttare fino in fondo tutte le sue bellezze e le sue meraviglie”.

Attacca e denuncia i guasti dell’isola, Stella, non per denigrarla. Ne difende la qualità, la cultura, la ricchezza di testimonianza che la Storia ha depositato nel triangolo di terra che ancora oggi profuma di umanità. Un pezzo di mondo che il mondo ci invidia.”Per quel che custodisce – dice Stella – la Sicilia dovrebbe essere meta prediletta per milioni di turisti” Ma non è così.

Si legge nella prefazione del nuovo volume: “Non abbiamo il gas, il petrolio o i diamanti. Abbiamo una sola grande, persino immeritata ricchezza: la bellezza dei nostri paesaggi, la bellezza dei nostri siti archeologici, la bellezza dei nostri musei, la bellezza delle nostre città d’arte”.

Domanda: Abbiamo, insomma, una grande storia alle spalle, che sembra non interessare nessuno. Perché?

“Ci sono tanti motivi. Il primo è che consideriamo queste ricchezze come scontate. Come se dicessimo: vabbé, tanto ce li abbiamo, li abbiamo sempre avuti. Poi c’è un’incapacità di visione strategica e questo fa parte purtroppo della nostra storia. Il nostro è un Paese che ragiona oggi su domani. Questo è un limite vero. Noi governiamo giorno per giorno. Giorno per giorno governa la destra. Giorno per giorno governa la sinistra. E questo è un limite che va al di là dei profili personali di Berlusconi o di Prodi”.

Andiamo al libro, racconta storie di tutt’Italia: Pompei, Roma, Firenze. C’è anche la denuncia del caso Morgantina. La Venere ritarda ad arrivare, non è pronto il sito dove ospitarla. Siete accusati di aver calcato troppo la mano.

“Io mi sono permesso di riprendere una cosa già scritta da Laura Anello prima sul Giornale di Sicilia e poi sulla Stampa. Parlo di una collega siciliana. Quindi, il mio non è un pregiudizio nordista come lasciava intendere qualche lagna di certe anime offese di Aidone. Chi segue il mio lavoro sa che io non sono tenero con i veneti, con i lombardi. Non sono mica un leghista! Ma è successa a Morgantina una cosa inaccettabile e sarebbe inaccettabile anche se fosse successa in Val d’Aosta o nel Friuli Venezia Giulia. E cioè: io non posso tollerare che un’opera il cui ritorno è stato invocato per anni, un’opera per il cui ritorno sono state fatte manifestazioni,  sono stati stanziati un milione e mezzo di euro per ristrutturare il museo o per trasformare una chiesa sconsacrata in luogo dove accogliere questa meravigliosa statua al suo ritorno dall’America; non posso accettare che dopo tutte queste cose la Venere di Morgantina da due mesi – dico due mesi – non è più esposta a Los Angeles e non è ancora esposta in Sicilia perché non è stato preparato nulla per accoglierla. Non è stato fatto nulla. Dopo di che c’è solo l’onore offeso di alcuni cittadini di Aidone che portano il cane a spasso per non parlare dell’accusa essenziale. Io non ho mai messo in discussione che il ritorno della Venere di Morgantina ad Aidone. Mai. Mi sono limitato a dire che una grande opera non basta averla ereditata ma occorre meritarsela. E che sia colpa del Comune, o della Pronvincia, o della Regione che sia colpa di pinco, Palla o Pertica cambia poco. Lì qualcuno ha sbagliato in modo pesante ed inaccettabile”.

Dalla vostra visuale qual è lo stato di salute dei beni culturali in Sicilia?

“Basta andare a Selinunte. Chiediamoci: ma in Danimarca, Olanda, America, Spagna, sarebbe mai potuto succedere che un’impalcatura tirata su per fare un monitoraggio nel gennaio del 2000 sarebbe mai rimasta lì per undici anni consecutivi in seguito ad una lite tra un’impresa e la Soprintendenza? Ve la immaginate? E’ inimmaginabile! E poi che uno vada alle Cave di Cusa a scrivere il proprio nome e cognome con un Black & Decker elettrico portandosi dietro anche un gruppo elettrogen. Vi pare possibile? Ma dov’erano i guardiani? Dove sono i carabinieri e la polizia? Lo hanno perseguito questo cialtrone? E’ stato controllato se esiste davvero questo signore Bertolino Francesco e se il 25 aprile 2010 fosse a Selinunte? Perché se è stato controllato io lo voglio vedere in manette, in galera”.

Potrà far cambiare qualcosa l’eco di questo libro nel gestire i beni culturali?

“Non è cambiato nulla con la Casta. Non so se cambierà qualcosa con questo libro. Io penso che l’Italia sta buttando via un patrimonio unico. La lista rossa di Italia Nostra è qualcosa di terribile. Vengono denunciate le condizioni pessime di buona parte dei siti archeologici e monumentali siciliani: penso ai resti della colonia greca di Capo Bianco a Cattolica Eraclea, alle strutture murarie vicino ad Augusta, alla colonia siracusana di Kamrina, al centro storico di Caltanissetta, al patrimonio minerario della Sicilia centrale, alla rocca di Sutera, il santuario rupeste di Palazzolo Acreide. Voglio dire, la Sicilia potrebbe essere una meta prediletta di milioni di turisti”.

Perché non vengono?

“Perché ci sono dei musei come quello di Ravanusa dove arriva soltanto un visitatore in un intero anno. Evidentemente vengono spesi soldi nella maniera sbagliata. Ma vogliamo ricordarci tutte le polemiche della gestione dei pulman turistici di qualche anno fa? Vogliamo ricordarci il modo con cui vengono distribuite le tre stelle in Sicilia, ci sono degli alberghi che non meritano questa categoria. Ci vuole più attenzione, più cultura turistica. E da questo punto di vista è un dolore vedere la Sicilia dove luoghi magici di una bellezza struggente vengono sfregiati. Purtroppo, così è …”

… se vi pare. E’ il caso di citare Pirandello che conosceva bene i siciliani?

“Io credo che debbano essere i siciliani per primi a proteggere la loro storia, il loro paesaggio. ci sono cose talmente belle, mio Dio. Perché riempire di case tratti di costa meravigliosa? Per la verità, lì occorrerebbe dare il buon esempio. Parliamoci chiaro, come fa a fare la lotta all’abusivismo chi poi fa a sua volta una casa abusiva? Io non so chi abbia ragione sulla villa di Raffaele Lombardo. Mi risulta, però, che la magistratura dice che la villa che sta cercando di costruire la moglie sulla costa di Ispica, sulla spiaggia di Cirica, tra Marina Marza e Santa Maria del Focallo è abusiva. Mi sbaglio, è falso, non è così? Se è così, uno si domanda: come fa Lombardo a far la guerra all’abusivismo se poi la sua stessa moglie tira su una villa abusiva? Facile parlar bene e razzolare male. Io non me la piglio con Lombardo, però purtroppo in Sicilia c’è una antichissima tradizione di violazioni edilizie. Agrigento è stato il caso più eclatante.

Posted in Interviste | Tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a comment

Finalmente Cefalù ha il suo Palasport

Ci sono voluti 15 anni ed un investimento pubblico che, tra appalti vari, ha superato i 12 milioni di euro. Ma alla fine, dopo numerosi annunci senza seguito, domenica 20 febbraio è stata ufficialmente inaugurato il palazzetto dello Sport di Cefalù. Un’inaugurazione che, però, non cancella le polemiche. A partire da quella del capogruppo del PD alla Provincia Gaetano Lapunzina: “Il Palasport aprirà i battenti – dice – ma non ha ancora ottenuto l’agibilità definitiva per i pubblici spettacoli”.

Accuse che il Presidente della Provincia, Giovanni Avanti, rimanda al mittente: “Questo tipo di certificato viene dato di volta in volta, a seconda dell’evento. – afferma – La struttura è agibile. Queste sono solo polemiche inutili”.

La storia del Palazzetto dello Sport di Cefalù comincia nel 1992 quando l’opera fu inserita tra quelle previste per le Universiadi del 1997. Ma i lavori non si conclusero in tempo per le manifestazione. Quando, poi, la ditta che aveva vinto l’appalto fallì, l’impianto rimase a lungo una sorta di cattedrale incompiuta. Per riprendere i lavori ci vollero un altro appalto ed un ulteriore investimento di 8,2 milioni di euro. Nel 2008, un nuovo intoppo rimandò l’inaugurazione: nell’impianto c’erano copiose infiltrazioni d’acqua. A due anni di distanza, domenica prossima, il presidente Avanti potrà finalmente tagliare il nastro di un impianto da 4000 posti con campi di basket e volley, palestra, uffici e servizi.

A gestire il palazzetto sarà direttamente la Provincia. Una scelta che non piace al CONI: “Sarebbe meglio affidare questa struttura alle federazioni sportive interessate – dice il Presidente del CONI provinciale Giovanni Caramazza – ossia quelle di basket e volley”. Polemiche che non preoccupano Avanti: “La Provincia è pronta a gestire l’impianto. Già a settembre sono in programma i mondiali di basket per disabili”.

Posted in Turismo | Tagged , , , , , | Leave a comment

Rinasce la cupola della cattedrale di Noto

E’ stata la festa degli artisti, di quanti – e sono tanti – hanno restituito un’anima alla Cattedrale di san Nicolò, massimo tempio religioso della diocesi dell’estremo sud d’Italia gioiello simbolo del tardo barocco del Val di Noto, patrimonio dell’Umanità, rimesso in piedi in poco più di undici anni. Come nella calda giornata di tre anni fa, era il 18 giugno del 2007, le campane a festa hanno annunciato una nuova celebrazione che per molto sarà ricordata e farà parlare della Sicilia e del suo sano meridionalismo proprio come ha fatto in questi anni il vescovo emerito monsignor Giuseppe Malandrino.

Ieri mattina, Noto ha scritto un’altra importante pagina, legata questa volta ai lavori di finitura della Cattedrale, ultimo colossale tassello per il completamento dell’apparato artistico – decorativo. Portone in bronzo aperto sin dal primo mattino per accogliere le centinaia di fedeli che hanno voluto essere i primi testimoni dell’evento. Alle 11 la celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto alla quale hanno preso parte il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, il capo del Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli, il Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo e tanti altri rappresentanti  delle istituzioni nonché il critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Tanti riti durante la celebrazione: la consacrazione del nuovo altare e la benedizione di ambone e croce, opere realizzate dallo scultre Giuseppe Ducrot, la presentazione degli affreschi di cupola (La discesa dello Spirito Santo) e pennacchi dell’artista russo Oleg Supereco.

Posted in Cultura | Tagged , , , , , , | Leave a comment

Il mistero di Ettore Majorana

Quella dei Quattro Canti di Palermo è una delle ultime immagini negli occhi di Ettore Majorana prima della sua scomparsa vlontaria. Il fisico siciliano che insegna all’Università di Napoli arriva con il postale della Tirrenia di una mattina di fine marzo del 1938 ed è uno degli ultimi giorni della sua vita conosciuta. Sale in una camera dell’Hotel Sole, si affaccia alla fin estra e guarda lo spettacolo dell’Ottagono, il baricentro barocco di Palermo. Si ferma, forse, per una o due notti e in quelle ore scrive lettere e telegrammi che diventeranno il giallo di una sparizione autoannunciata. La descrive lo stesso protagonista nelle lettere che gli amici riceveranno il giorno dopo, scuse, mezze spiegazioni, consigli ai parenti “non portate il lutto per troppo tempo, solo per tre giorni”.

E’ la sparizione del secolo nel mondo della fisica. Majorana è uno dei ragazzi di via Panisperna della scuola di Enrico Fermi. Solitario e scontroso, la fisica accademica lo ricorda per quelle che vengono definite le forze di Majorana ma in privato è un intrattenitore scientifico, capacità di calcolo strabiliante, risolve integrali e limiti, nelle serate giuste calcola anche le probabilità che una coppia concepisca un figlio maschio.

Viene da una famiglia di intellettuali catanesi, gli zii tutti famosi, deputati, ministri, tre rettori, il nonno ministro, lo zio Quirino, professore di Fisica sperimentale a Torino e Bologna, presidente della Società Italian di Fisica, spende gran parte della sua vita a dimostrare, inutilmente, la falsità della relatività di Einstein. E’ una presunzione di famiglia, un’introversione congenita.

A Napoli, dove ha vinto la cattedra di Fisica teorica per la chiara fama, Majorana conduce una vita ritirata. Umore pessimo, soffre di ulcera e si nutre quasi esclusivamente di latte. Poco prima del 23 marzo 1938 preleva in banca un capitale, circa 10.000 $ al cambio attuale e parte per Palermo con la nave della Tirrenia. Dall’hotel Sole scrive all’amico Carrelli: “Ho preso una decisione che era inevitabile … penso alle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare … scusami … conserverò il ricordo di tutti almeno fino alle 11 di questa sera e, possibilmente, anche dopo … non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente“. Il giorno dopo scrive a Carrelli un telegramma di smentita: “non preoccuparti di quanto ho precedentemente scritto … il mare mi ha rifiutato“.

E sparisce. Qualcuno dice di averlo visto sulla nave del ritorno, Napoli – Palermo. Con la famiglia, si interessano della sua scomparsa Fermi e Mussolini. Fermi continua a pensare, fino alla fine, che “ci sono geni come Newton e Galilei; Majorana è uno di questi”.

Posted in Cultura | Tagged , , , , , , | Leave a comment

Paesaggi Letterari

Qualcosa ruota attorno allo sguardo ed intimamente ci suggerisce come osservare e che cosa vedere; perché il guardare implica oltre che un’azione, una trasformazione. Infatti, il modo in cui la luce colpisce la nostra retina non è mai uguale e costante. E’ per questo, per fortuna, che non esiste un unico punto di vista.

“A me – come osserva per esempio Giosuè Calaciura in Cicero – Portella della Paglia piaceva perché se ti volti indietro puoi vedere tutta Palermo in uno sguardo solo, vedi le navi alla fonda, le barche a vela che sembrano paralizzate come fotografie, vedi i fiumi degli incendi e, all’orizzonte, se socchiudi gli occhi, le isole. Mio padre diceva ai turisti: e quelle sono le Olie. Ma chissà se sono le Eolie”.

Raggruppare in un piccolo corpo antologico la varietà dell’esperienza estetica di visioni urbane, rurali, marine nella nostra isola, è stato il compito svolto da un team della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana. Nel volumetto dal titolo Paesaggi letterari siciliani, realizzato in occasione del Salone del libro di Torino, sono stati inclusi tutti quei brani di opere in cui si è reso visibile l’invisibile, ovvero: l’immagine letteraria della Sicilia. Una costruzione corale d’impressioni, ricordi, esperienze, riflessioni che dal 900 sino al 2000 hanno dato corpo alla fisionomia del nostro territorio. Leggendolo saremmo portati a chiederci quanti scenari racchiude in sé la Sicilia? Quanti palazzi e quanti luoghi fanno da spola tra natura e cultura, fra città e campagna?

” Il panorama dalla terrazza costituiva, in qualunque stagione, motivo di superbo godimento. Appoggiato alla balaustra, si sentiva sospeso in aria come se fosse sopra la sorgente di un fiume vorticose di tegole” scrive Simonetta Agnello Hornby in La Mennulara (ho scritto un post su Simonetta sul blog cefaluvacations.info) a proposito della sua immaginaria Roccacolomba. E ancora con quanti colori si possono descrivere le atmosfere di città, borghi, paesini”.

“L’oro che cola dalle pietra della Cattedrale, le bordate rosso rubino che il sole vi spara da dietro le guglie di San Domenico”. Così scrive Santo Piazzese ne I delitti di via Medina – Sidona.

Quale tubetto premere sull’immaginaria tavolozza letteraria, per parlare delle coste, del mare: il blu, il verde o forse il nero, il grigio – rosato? Roberto Alajmo colora la Sicilia così: “Quando l’aereo comincia ad abbassarsi, dal finestrino appaiono le costiere rosse di Terrasini ed il mare color turchese e blu senza che si possa dire dove finisce il blu e dove comincia il turchese”.

Invece Stefano D’Arrigo nella sua Horcynus Orca scrive: “Col mare pullulante di soffioni bollenti con rocce e scogliere, tutte pietre di zolfo, di un giallore crudo, abbagliante, che dalle pareti rimanda come da colossali specchi, il sole tutt’intorno, verso il mare e contro la nera montagna conica”.

O ancora Camilleri ne la Vampa d’Agosto: “Era una zona quasi mancante d’arboli e di piante arsa dal soli. Ma quanno s’arrivava al villino, ch’era situato in cima ad una specie di granni muntarozzo, la vista di colpo cangiava. Una billizza! Sutta a dritta e manca, c’era la spiaggia d’oro, punteggiata da qualichi raro ombrellone e davanti un mare chiaro, aperto, accogliente”.

Di fronte alla matassa visiva ed acustica che dà forma alle molteplici sembianze della Sicilia, non si può rimanere indifferenti: viene, al contrario, spontaneo raccontare, tentare di descrivere attraverso le parole, ciò che si ha dinanzi. La conoscenza corrisponde in questo caso al paesaggio. E cos’è il paesaggio se non un’impressione della natura, un prodotto frutto della relazione fra soggetto ed oggetto, da cui sorge un determinato stato d’animo?

“Avrebbe voluto continuare a salire, sfidare ancora il cammino e la montagna; di nuovo superare orridi precipizi, acque correnti, lambire la roccia livida, le nude radici delle querce e svettare sempre di più e di più nutrirsi di verde e di azzurro”. Francesco Alajmo ne Il prodigio del pane.

L’occhio, i tanti occhi che, per tutto il 900 sino ad oggi, come in una sequenza di un film surrealista, si sono susseguiti, hanno registrato ora questo, ora quell’altro elemento: le geometrie di archi, i cortili, le facciate, i lastricati, le ripide gradinate, plasmate dalla variegata natura delle nostre pietre: laviche, d’argilla, di travertino, di tufo. E poi la fauna: “A mezzaluna a ventaglio a cono gli uccelli posavano sulle crepe ossute dell’Isola e per un po’ si affidavano al soffio di grecale, penzolando a mezz’aria come foglie secche, succhiate dal vento”. Silvana Grasso ne La pupa di zucchero.

Posted in Cultura | Tagged , , , , , , , , , | Leave a comment

Donne e Satana a Cefalù

Un uomo inglese e tre donne: un’inglese, una francese ed un’americana. Tre bambini ed un altro in arrivo. Non è l’incipit della solita barzelletta ma una minicomune che non poteva non dare nell’occhio: si era sistemata negli anni ’20 del 1900 a Cefalù, a circa 300 metri dall’abitato. Lui, l’inglese, era Aleister Crowley, artista, poeta, mistico, pensatore, occultista. E perfino alpinista. E bisessuale. Si tratta, come capirete bene, di una figura assai controversa, fisicamente robusto, colorito roseo, occhi castani, calvizie centrali, con un piccolo ciuffo mediano sulla linea di inserzione dei capelli, barba e baffi rasi, piccola cicatrice sulla guancia sinistra, sotto lo zigomo: così era Crowley, da alcuni considerato il fondatore del moderno occultismo, da altri uno dei principali esponenti di un certo satanismo. Chi accettava di far parte del crowleysmo doveva portare un notevole contributo in denaro. Inoltre, per potere aderire a questa religione, bisognava osservare alcune regole fondamentali: gli uomini dovevano avere la testa rapata, le donne dovevano avere i capelli biondi o rossi (anche tinti).

Un giorno, il commissario di PS, il severo cavaliere Nicolaci, inviò una spedizione, giusto perché si temeva che in quel posto isolato si smerciasse cocaina. Crowley non era presente e furono le donne a mostrare la casa per la perquisizione: ne venne fuori uno spazio parato come un tempietto, dedicato al culto di non si sa cosa e chi, ed un altro dove erano presenti elementi di pittura esplicitamente erotica. Le signore, arrossendo qua e là, precisarono che i bambini non avevano accesso a quelle stanze, dedicate solo agli adulti. Di cocaina ed altre droghe, riferisce il Giornale di Sicilia del 15.04.1923, non fu trovata traccia, quindi gli agenti se ne tornarono riferendo di quelle piccole curiosità sensazionali. La villetta continuò ad essere guardata con sospetto e spesso frequentata, oltre che dalle sue donne, rigorosamente in abiti mascolini, e dal suo guru, anche da coppie o da visitatrici straniere che si fermavano solo qualche tempo e poi ripartivano.

Un’altra volta piombarono a Cefalù alcuni giornalisti inglesi attratti dall’aspetto pruriginoso della vicenda per capire e, infine, scrivere su quel “covo di depravazione” che era l’Abbazia di Théleme dove si chiudevano le imposte all’inizio dei riti orgiastici. Con l’avvento del fascismo, però, Crowley fu espulso dall’Italia su ordine di Benito Mussolini alla fine del mese di aprile del 1923 per sospette attività antifasciste ed anche a causa di ciò che si diceva accadesse all’interno del suo tempio.

Una versione personale dell’espulsione di Crowley della Sicilia l’ha data Leonardo Sciascia nel suo racconto Apocrifi sul caso Crowley. Dell’uomo parlano anche Vincenzo Consolo, Daniel Pennac, Umberto Eco e Carlo Lucarelli. La fascinazione del male.

Posted in Storia | Tagged , , , , , , , | Leave a comment

Sicilia: un’isola di proverbi

“Quannu u sceccu un voli viviri è ‘nutili fischiari”. In italiano: “Quando l’asino non vuole bere è inutile esortarlo con il fischio”.

Oppure: “Futtiri additta e caminari na rina porta l’omo a la ruvina”. In italiano: “Fare l’amore in piedi e camminare nella rena porta l’uomo alla rovina”.

Sono due dei treidicimila proverbi siciliani censiti. Quelli delle altre regioni italiane tutti insieme non raggiungono i diecimla. Questi due dati dispiegano la ricchezza di un incessante lavorio culturale, assegnando alla parola cultura il significato antropologico di sedimentazione di ogni esperienza di vita.

Due le spiegazioni di questa abbondanza di adagi: il contatto con dominatori e viaggiatori proveniente da ogni rotta e l’egemonia di una cultura contadina abile nel tramutare in pillole di saggezza le proprie esperienze quotidiane. E due le spiegazioni dell’inaridimento della vena creativa degli isolani: ormai, la parola straniero è sinonimo di turisti, il cui rapporto con la nostr realtà, contrariamente agli antichi viaggiatori e dei commercianti che arrivavano da lontano e partivano per luoghi ancora più noltani, è nel segno del “mordi e fuggi”, mentre la scomparsa dei contadini ma anche di molte categorie artigiane (come i calzolai o i fabbri o i falegnami), in quanto ceto economicamente egemone, ha trascinato nell’oblio tante potenziali esperienze individuali collettive, anticamera di ogni adagio.

I proverbi sono l’immagine riflessa della complessità dell’esistenza contraddittoria, eroica, cialtrone, agiata, picaresca, miserrima, scaltra, fessacchiotta, etica, amorale. Ed i motti ne sono la proiezionie. Non sono tanto la summa di un’esperienza condivisa ma le sintesi spezzettate di variegati vissuti. E le contraddizioni di alcuni – quel che un proverbio afferma tanti altri negano – né è evidente prova. Non a casa, uno dei più conosciuti recita: “Un c’è nascita senza chiantu e un c’è morti senza risu” (non c’è nascita senza pianto e non c’è morte senza riso). Il dolore che si incunea nella gioia ed il riso che allieva il dolore.

“Non c’è niente di più contraddittorio del folklore – scrive Antonio Gramsci nei Quaderni del carcere. Occorrerebbe studiarlo come concezione del mondo e della vita, implicita in grande misura, di determinati strati della società, in contrapposizione al mondo “ufficiale”.

La Newton Compton, a 15 anni dalla prima edizione, ripropone la raccolta Proverbi e modi di dire siciliani di ieri e di oggi, messa insieme in anni di lavoro dal catanese Santi Correnti, studioso di tradizioni popolari, deceduto l’anno scorso. Migliaia di adagi che discettano di “amore, amicizia, donne, famiglia e della vita di ogni giorno” come riporta il sottotitolo.

Alcune dicotomie pubblicate nel libro sono: “I figghi su lu vastuni di la vicchiaia” (i figli sono il bastone della vecchiaia) e “Cu ppi figghi si sbrazza, avissi a essiri pigghiatu a corpa di mazza” (chi si sacrifica per i figli, dovrebbe essere solennemente bastonato). “Cu ppi mugghieri ha suverchia primura, agghiorna servu e scavu si scura” (chi per la moglie ha soverchia premura, si alza servo e va a letto schiavo); “l’omu ca la mugghieri ha trascuratu, no è meravigghia si mori curnutu” (l’uomo che trascura la moglie, non c’è nulla di strano che morirà cornuto).

Nella contemporaneità sono poche le nuove creazioni e tanti i proverbi che il cambiamento di usi e costumi trancia di netto. Due esempi per tutti: “U vastuni fa bonu u garzuni” (il bastone fa il buon garzone) e “A li cavaddi, la virga e lu spruni; a li figghi un bonu vastuni” (per i cavalli frusta e sprone, per i figli un buon bastone).

Posted in Turismo | Tagged , , , | Leave a comment